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Videosorveglianza sulla Vetta ? La lezione del 22 ottobre




I fatti


Venerdì 22 ottobre 2021, appare un comunicato sulla pagina Facebook dell'Ente Parco del Pollino.


Da qualche ora sta girando sui social una notizia priva di ogni fondamento. Nessun traliccio o impianti di questo genere sono stati installati sulle vette del Dolcedorme. Nell'ambito della lotta agli incendi boschivi l'Ente sta realizzando un sistema di videosorveglianza per tutelare l'area del Dolcedorme che declina verso Castrovillari ed in particolare Italus e la faggeta vetusta del Pollinello recentemente riconosciuta come patrimonio UNESCO.

Tutti apprendono dunque che l'Ente Parco sta realizzando un sistema di videosorveglianza. Lo scopo è la tutela.


Le telecamere saranno installate a Timpa di Valle Piana recuperando una vecchia postazione meteo degli anni ’60 ancora perfettamente integra sia nel basamento di cemento che nella struttura di acciaio alta circa un metro e sessanta che sarà attrezzata con un piccolo pannello solare per alimentare le videocamere.

Sappiamo dunque dal post dove si pensa di  installarla. Si evince che l'Ente Parco comunica di voler utilizzare una struttura preesistente.


Le telecamere, collegate 24 ore al giorno ad una sala operativa, garantiranno sia la sorveglianza di Italus contro atti vandalici che la vigilanza con gli incendi boschivi di un'area particolarmente sensibile quale la faggeta vetusta del Pollinello.

Sembra che l'intenzione sia duplice: sorvegliare Italus contro eventuali atti vandalici e vigilare sull'eventualità di incendi boschivi. Sembra.


Nel frattempo, sui social osservano che ogni progetto territoriale ha speranza di riuscita solo con una ampia condivisione e approvazione sociale. Aggiungono anche parolacce. Qualcosa vorrà pure dire....


Nello stesso giorno, venerdi 22 ottobre, appare un articolo su www.lasiritide.it a firma di Gianfranco Aurilio. Comprende una foto di Mimmo Ippolito in cui si vedono dei grossi pannelli solari.


Si comprende che la vicenda ha fatto scalpore, ed è nata da una segnalazione apparsa sui social, dove sono state postate delle foto di un elicottero da cui viene calato qualcosa sulla cima della Serra Dolcedorme. Si è scatenato un vero putiferio, in seguito al quale è intervenuto Domenico Pappaterra, presidente dell’Ente Parco Nazionale del Pollino.


Sembra che le cose stiano come segue.


Sull’apice della Serra Dolcedorme sono stati installati dei pannelli solari per alimentare telecamere per la videosorveglianza. Le telecamere sono posizionate nella vecchia postazione meteo anni '60, già esistente a Timpa di Valle Piana.


Ovviamente, la rabbia è montata. Non certo per il fine - la sorveglianza  antincendio e antivandalica - bensì per l’impatto paesaggistico sul Dolcedorme.


Ciò segnala certamente un grande amore per i luoghi. Tale amore è un patrimonio centrato su valori di Bellezza, interiorizzati. Senza questi valori, l'Ente Parco non avrebbe ragione di esistere, e non avrebbe legittimità a spendere denaro pubblico.


Viene chiesto “il ripristino immediato dello stato dei luoghi”.


Il Presidente Pappaterra, poco prima della pubblicazione di una sua nota sul suo profilo Facebook, conferma al giornalista Gianfranco Aurilio  “di essere preoccupato”,  spiegando “l’intenzione di trovare la soluzione più idonea” che, da un lato, consenta la messa in campo “dell’iniziativa meritoria di mettere sotto controllo il territorio”, e che, dall’altro, permetta “di evitare l’impatto ambientale che è stato segnalato”.


Gianfranco Aurilio riporta le dichiarazioni del Presidente in questo modo:


Il mio compito - ha aggiunto con noi il Presidente - è di indirizzo, ovvero devo trovare le risorse per mettere in sicurezza il territorio. Dopodiché, degli aspetti strettamente tecnici se ne occupano il direttore e gli uffici preposti. Ma è chiaro, che, mosso dalla preoccupazione, e da una sollevazione così portentosa che c’è stata via social, come presidente, ho avvertito il dovere di intervenire convocando per questa mattina questa riunione urgente, al termine della quale abbiamo deciso per questa soluzione.

La nota dell'Ente Parco apparsa a fine giornata recita:


Il Presidente dell’Ente Parco On. Domenico Pappaterra a seguito del legittime preoccupazioni scaturite in relazione all’istallazione di un impianto di videosorveglianza nell’area del Dolcedorme in un incontro appena terminato con il Direttore e con i tecnici del Parco ha richiesto una temporanea sospensione dei lavori al fine di procedere ad un sopralluogo congiunto nella giornata di lunedì 25 ottobre p.v. tra i tecnici del parco ed una rappresentanza del Cai, del Soccorso Alpino e delle Guide Ufficiali nonché le associazioni di Protezione Civile competenti del territorio, che hanno dato per le vie brevi al presidente la disponibilità, al fine di individuare la soluzione più idonea che corrisponda alla duplice esigenza di mettere in sicurezza il territorio da un lato e di evitare un impatto ambientale negativo.

Gianfranco Aurilio scrive:



‘’Di fronte agli allarmi legittimi degli escursionisti, associazioni e guide - scrive in una nota Saverio De Marco, Delegato Regionale AIW Basilicata - Associazione Italiana WIlderness - l’Ente Parco rispondeva con un comunicato sulla sua pagina facebook in cui si parlava di un "piccolo pannello solare" e di telecamere per la videosorveglianza antincendio installate sui resti della vecchia postazione meteo anni '60, già esistente a Timpa di Valle Piana.

Tutto ciò è inesatto perché l'installazione riguarderebbe, come si capisce  dalle foto i dintorni della cima del Dolcedorme (come era del resto scritto sul progetto del Parco, costo 100.000 euro), guardando verso la cresta est. L'Ente Parco si contraddice? Chiediamo una spiegazione.


Ci sembra pertanto fuorviante parlare di "notizie prive di fondamento" come affermato dal Parco, perché nei pressi della cima, in un’area assolutamente integra, effettivamente si sta installando un impianto fotovoltaico.  Il fatto è di una gravità inaudita: si calano dall'alto progetti senza rispetto per la natura integra delle cime, e senza rispetto per chi quei luoghi li ama e li vive, come i tanti escursionisti ed alpinisti che le montagne le vogliono conservare "forever wild", ovvero per sempre selvagge e non imbrattate da cemento e ferraglia di vario genere.


Non c'è nessuna scusante che giustifichi interventi del genere, né l’antincendio né la “messa in sicurezza del territorio”. Un Parco Nazionale degno di questo nome avrebbe il dovere di conservare l'integrità paesaggistica e la bellezza della montagna, anche per rispetto delle generazioni future, non di contribuire a svilirla e deturparla... Il Parco ha giustamente sospeso i lavori dopo le proteste sui social, indicando che presto sarà effettuato un sopralluogo: a parte il fatto che semmai il coinvolgimento della società civile (Guide del Parco, CAI, Soccorso Alpino e associazioni ambientaliste ecc.) andava fatto PRIMA,  i  sopralluoghi previsti non serviranno a nulla se non si smantellerà l’impianto.


Si chiede pertanto il RIPRISTINO IMMEDIATO DELLO STATO ORIGINARIO DEI LUOGHI e di riportare il materiale a valle con l’elicottero’’.


Per chi si chiede il perché di tanto scalpore, ecco che ho raccontato la vicenda.


Aggiungo ora alcune osservazioni.


 

Alcune osservazioni, talune incontrovertibili


Ci sono tante lezioni che si possono trarre da questa importante e concitata vicenda. Prima delle lezioni, ci sono le osservazioni.


In effetti, in gergo, tali osservazioni costituiscono la bozza di una analisi SWOT - Strength Weaknesses Opportunities Threats. I am so sorry for using English words. I do not intend to brag around. It is just my professional background, Strategy Making.


1. Esistono delle aspettative di chi ama le Cime. Ogni stakeholder ha una visione diversa del futuro delle Cime. Non ne abbiamo ad oggi contezza, perché nessuno ha mai fatto una ricognizione di cosa si aspettano gli stakeholders, tutti gli stakeholders, che andrebbe fatta periodicamente. Penso che una mappa degli stakeholders non sia ancora stata fatta.


2. Nella visione del futuro degli amanti della montagna, si deve mantenere la 'wilderness'. Serve che la natura regni. L'uomo è ospite. Le cime sono un santuario. Ci si entra - metaforicamente - non in punta di piedi, ma proprio a piedi nudi, senza calzari, come in un luogo sacro.




Dio disse:
«Non ti avvicinare qua;
togliti i calzari dai piedi, perché il luogo sul quale stai è suolo sacro».
Esodo.





3. Qualcuno ha un'altra idea del futuro del Parco e delle Cime, e vorrebbe tramutare il valore paesaggistico in valore economico, e si prefigura impianti di risalita, teleferiche, ponti tibetani, attrattori miracolosi, e via discorrendo.


4. C'è un gran discutere del Climate Change, ma di come le Cime stanno cambiando si sa molto poco. Non ci sono dati adeguati.


5.  A 20 minuti dalle cime la centrale a biomassa brucia circa 400mila tonnellate di biomassa  di cui circa 300 mila da alberi tritati e la San Benedetto imbottiglia migliaia di bottiglie di plastica dalla sorgente Mercure.  Pare una contraddizione in termini. Chi si avvicina alle Cime, il posto più vicino al Cielo del Meridione d'Italia, cerca la purezza, la Bellezza. Invece si ritrova in coda a un camion puzzolente, con grande rispetto e deferenza per gli autisti, bravi lavoratori.


6. Ci sono rischi di vandalismo.


7. Ci sono rischi di incendi.


8. Ci sono rischi di affollamento, per esempio a Ferragosto (è proprio così).


9. C'è valore riconosciuto nella Bellezza, nella Biodiversità.


10. Ci sono molti posti selvaggi in cui vengono collocate postazioni con pannelli solari, in montagna o in luoghi di interesse naturalistico. Si tratta sovente di fare studi. Chi vuole fare studi, sovente, ha anche a cuore il luogo, ma - con una mentalità funzionale e non estetica o spirituale - non presta attenzione a ciò che installa, o lascia in quel luogo. In fin dei conti, sembra che i tecnici del Parco stiano dicendo "non stiamo facendo danni, lasciateci fare il nostro lavoro".


11. Le installazioni sono pagate con denaro pubblico.


12. Sembra ci sia un rimpallo di responsabilità fra Presidente e Direttore. Lo si evince dal virgolettato del giornalista Gianfranco Aurilio.


13. Sui social si invoca un coinvolgimento maggiore, ex-ante, degli stakeholders.


 

La lezione del 22 ottobre 2021


Mi pare chiaro che - non mi riferisco alle persone ma al sistema nella sua totalità -  la prima lezione da trarre è che il sistema di governance del Parco è obsoleto, non adeguato ai tempi, e non all'altezza di un Parco UNESCO, di rilevanza mondiale.


Serve riflettere su come garantire una maggiore apertura agli stakeholders, una maggiore inclusività. Non un 'tavolo di lavoro' ex post, ma un contesto organizzativo di respiro strategico che consenta di far emergere un consenso sulle decisioni presenti e future.


Paesaggio, mobilità,  sicurezza, ruolo di guide, escursionisti, residenti, formazione, sorveglianza, licenze, vincoli..  dovrebbero essere temi, parte di una riflessione integrale, periodica, inclusiva.


Mentre il mondo moderno accresce il proprio livello di inquinamento, e accresce il proprio degrado, c'è chi ritiene che il valore della Valle del Mercure Lao, delle Cime, del Parco, sia nella purezza di acqua, aria, suolo, e cibo.


Questi sono valori fondanti. Su questi valori ci si può incontrare. Chi non condivide questi valori non mi pare vada nella direzione giusta.


Come agire? Quali decisioni prendere? Con quali modalità di decisione?


Queste non sono decisioni da prendere sulla scorta delle proteste o dell'emergenza (ricordo un tavolo di lavoro convocato nel 2020 in agosto, per via di ingorghi stradali a Colle Impiso. Nota Bene: ingorghi stradali a Ferragosto. Nota Bene: un tavolo di lavoro convocato in fretta e furia).


Serve un metodo. Rispettosamente, sostengo che serve una tecnica di management strategico inclusivo, non paludosi e opachi tavoli di lavoro.





 

Strategy Making, Strategic Thinking, Conversational Leadership


La leadership conversazionale utilizza la conversazione come processo centrale per creare punti di svolta per il cambiamento, per la trasformazione.


Il nostro potere individuale e collettivo è amplificato mentre "pensiamo insieme" in modi disciplinati e poi colleghiamo le nostre conversazioni per creare possibilità di cambiamento sistemico su larga scala. Non sto parlando di assemblearismo, e neanche di MeetUp.


La leadership conversazionale è "l'uso intenzionale della conversazione da parte del leader come processo centrale per coltivare l'intelligenza collettiva necessaria per creare valore aziendale e sociale". Comprende un modo di vedere, un modello di pensiero e un insieme di pratiche che sono particolarmente importanti oggi, quando le domande più importanti che affrontiamo sono quelle complesse che ci richiedono di sviluppare nuovi modi di pensare insieme per promuovere un cambiamento positivo.


Le conversazioni sono azione – il battito cardiaco e la linfa vitale dei sistemi sociali come organizzazioni, comunità e culture. 


Il modo in cui ci uniamo per affrontare sfide e opportunità critiche, e le tecnologie sociali collaborative che usiamo per pensare insieme su questioni chiave, possono significare la differenza tra "business as usual" e il pensiero e l'azione rivoluzionaria di cui abbiamo bisogno oggi. 


Progettando, convocando e ospitando conversazioni su domande che contano e collegando tali conversazioni in modi disciplinati, i leader hanno opportunità senza precedenti di attingere all'intelligenza collettiva e guidare l'azione impegnata verso il raggiungimento di scopi condivisi.


Nell'ambiente di oggi, sviluppare la capacità di leadership conversazionale e promuovere "intelligenza di processo" a tutti i livelli del sistema può essere uno degli investimenti più produttivi che le organizzazioni, anche quelle eterarchiche,  possono fare. 


Nell'economia della conoscenza, le conversazioni sono il lavoro più importante che abbiamo. Le conversazioni sono l'organizzazione stessa.


Sento gia' i voladores, i sabotatori seriali. Sento chi legge e pensa, ma questo che vuole? Cosa vuol dire?


Esistono tecniche di Managament Strategico.




Una tecnica particolarmente efficace e' il World Café. Il fatto che pochissimi la usino in Italia non significa che sia inafficace. Significa solo che la Social Innovation ha in Italia ancora piu' difficolta' della della Technological Innovation. Abbiamo tecniche di governance che sono obsolete. Punto. E' tempo di trasformarsi. E' tempo di innovare.


Ho un interrogativo finale per voi. Per quanti la bellezza vale piu' dei soldi?


Non desidero risposta. Solo farvi riflettere.



Leo Giannotti

23 ottobre 2021




Post Scriptum: Chi è vivo oggi e ha la mia età, sarà soppresso dalle leggi di natura. Anche io, ovviamente. È questione di pochi anni. Invece chi ha vent'anni rappresenta la gioventù. Voi che leggete e avete vent'anni ci sarete. Il mondo è vostro. Progettatelo. Coltivate la Bellezza. Anche con il World Cafe'. È il regalo più bello, che ci facciamo, reciprocamente.











 

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